L’Analisi Archetipica
La teoria archetipica junghiana, su cui si basa il modello formativo proposto, è storicamente radicata in una tradizione psicologica che ha contribuito significativamente allo sviluppo delle scienze umane. Carl Gustav Jung, fondatore della Psicologia Analitica, ha introdotto concetti innovativi – come archetipi, Sé, inconscio personale e collettivo, processo di individuazione – che sono stati oggetto di numerosi studi teorici ed empirici.
Secondo la concezione di Jung – successivamente ripresa e sviluppata da James Hillman – la psicoterapia ad orientamento analitico-archetipico trova base oggettiva nella corrispondenza tra l’immagine dell’archetipo (immagine archetipica) e il vissuto narrato dal paziente nel lavoro analitico. Il setting e il metodo analitico-archetipico cercano infatti di individuare per ogni situazione raccontata lo sfondo archetipico e mitografico corrispondente
L’approccio della Psicologia Archetipica alla psicoterapia
James Hillman ha sviluppato una visione più focalizzata sul ruolo degli archetipi come modelli fondanti e forze attive della vita psichica. La sua teoria ha trovato applicazione in contesti terapeutici, in particolare nel trattamento di numerosi e diversi conflitti e disturbi. James Hillman è stato, con Jung, il pioniere, la figura centrale e tra i più autorevoli sviluppatori della Psicologia Archetipica, che mette al centro dell’indagine psicologica l’importanza delle immagini archetipiche e dell’immaginazione nel processo terapeutico. La sua prospettiva ha influenzato profondamente la pratica clinica, proponendo un approccio che valorizza la dimensione simbolica e mitologica dell’esperienza umana
Metodo Analitico Archetipico
L’orientamento analitico archetipico, cui il nostro Istituto fa riferimento, si basa sugli strumenti dell’analisi classica, ormai ampiamente riconosciuti nella loro efficacia, secondo cui si prevedono incontri regolari tra il paziente e il terapeuta finalizzati alla risoluzione di varie sofferenze, disturbi e problematiche attraverso un’analisi approfondita dei vissuti, dei sogni, delle impressioni e delle fantasie (con le relative associazioni) di volta in volta esposte dal paziente con l’aiuto e sotto la guida del terapeuta
Specificità
La specificità dell’orientamento analitico archetipico risiede nell’approccio e nelle modalità interpretative attraverso cui il terapeuta osserva e indaga le esperienze che gli permettono di individuare il modello psichico (archetipo) messo in atto dal paziente e di spostare il punto focale della sua attenzione su un modo nuovo e più ampio di percepire ed immaginare la sua esistenza: piuttosto che cercare esclusivamente le cause del disturbo negli accadimenti riferiti dal paziente, l’attenzione viene posta sulla modalità narrativa e la lettura finalistica degli stessi, sulle angolature, i pensieri, gli stati d’animo e il tipo di immaginazione che il paziente attribuisce loro, al fine di individuarne il modello archetipico sotteso
I miti come trame dei vissuti, mitobiografia
La psicopatologia e la terapia sono considerate quale “messa in scena” della fantasia del paziente che ne è l’“attore”: è il modo di vedere l’evento, l’immagine che il paziente ne dà a se stesso che genera la sofferenza e non certamente soltanto l’evento in sé. Tutti gli eventi vengono considerati accadimenti “onirici”, come immagini ed espressioni metaforiche; la loro narrazione e l’immaginazione che ne scaturiscono presentano in sé tutti gli elementi che caratterizzano la patologia. È a partire da questi caratteri che viene a individuarsi la terapia, con il relativo lavoro di trasformazione e l’eventuale guarigione. Il terapeuta cerca di portare alla coscienza del paziente l’immagine che egli si è fatto del proprio vissuto, individuando il modello archetipico a cui questa fa riferimento, in modo che questi possa vederla anche da altri punti di vista, interrompendo così il processo di identificazione e acquisendo finalmente una narrativa nuova e più profonda, ampia e consapevole
Mitopoiesi e mitoterapia
Per fare questo occorre innanzitutto che il terapeuta tenga conto della “base poetica della mente” (Hilliman) – intesa come capacità di suscitare sogni, fantasie, sentimenti -, della sua capacità di elaborare esperienze, emozioni e sensazioni sotto forma di contenuti immaginali, che conosca, riconosca e si renda conto del carattere metaforico, allegorico, simbolico e semiotico del linguaggio psichico che affiora alla coscienza sotto forma di immagini, pensieri, sogni, fantasie e che la patologia si genera quando queste vengono ignorate, incomprese, rifiutate o mal vissute dalla coscienza. Accompagnando il paziente alla comprensione del linguaggio della propria psiche e delle sue immagini, il terapeuta gli fornisce gli strumenti per entrare nuovamente in un sano dialogo con questa.
La lettura dei vissuti e delle fantasie non deve avvenire quindi in modo letterale, ma bisogna piuttosto che il terapeuta abbia una certa conoscenza delle corrispondenze tra gli archetipi e i relativi simboli, segni, emozioni e stati d’animo in modo da poter più facilmente individuare gli schemi psichici profondi presenti nei racconti del paziente e riuscire a comunicarglieli efficacemente, rendendo possibile la disidentificazione e lo spostamento della sua coscienza su un punto di vista nuovo; in tal modo il paziente può riscrivere, insieme al terapeuta, la propria storia attraverso una re-immaginazione del significato archetipico-simbolico del proprio vissuto
Il ruolo dell’immagine
Nel fare questo lavoro, l’immaginazione assume un ruolo di rilevante importanza: essa è il fattore che veicola i messaggi più nascosti e profondi della psiche permettendo al modello archetipico di rivelarsi. Le immagini non sono considerate semplici proiezioni interne o parti della personalità, ma realtà psichiche portatrici di contenuti da interpretare metaforicamente, secondo il linguaggio anche simbolico, semiotico, allegorico, usato dalla psiche
Nel solco del fondamentale dialogo con l’Inconscio, il lavoro profondo di conoscenza degli archetipi e delle loro immagini rappresenta senz’altro un cardine prezioso e insostituibile del lavoro terapeutico che ispira il modello formativo proposto con l’obiettivo di fornire agli allievi tutti gli strumenti teorici e pratici per l’apprendimento e l’applicazione delle metodologie e delle tecniche utilizzate nell’approccio analitico-archetipico; ciò al fine di svolgere la pratica professionale in accordo con le solide evidenze scientifiche empiriche e i risultati emersi dai molti autorevoli studi relativi a questo metodo che mostrano come gli archetipi indagati dalla Psicologia Analitica e Archetipica risultino efficaci anche nel trattamento di disturbi psicologici di vario genere ed entità, come depressione, ansia, angoscia, panico, disturbo post-traumatico da stress (PTSD), disforia di genere e diversi disturbi della personalità, oltre a traumi, violenze, abusi e conflitti interiori e relazionali
